The cooking lab

Archive for the ‘Monografie’ Category

Mi ha incuriosita da subito, quando vidi in una fotografia di una rivista quei chicchi neri ed ancora non era reperibile nei supermercati. Così, quando è apparso un giorno sugli scaffali, ho ceduto alla tentazione e ho comprato il riso Venere. Devo confessare, da sostenitrice della cucina low-cost, che ho avuto qualche esitazione a causa del prezzo: indicativamente al supermercato costa oltre 6 euro al kg. Tuttavia, dopo averlo assaggiato, ne ho colto i motivi.

L’arrivo del riso Venere sugli scaffali della maggior parte dei supermercati è piuttosto recente, benché in Cina e in India tale cereale si coltivi e si impieghi da secoli. Pare che la sua coltivazione sia iniziata tra 3000 e il 2000 a.C. ad uso esclusivo dell’Imperatore e le persone ad egli vicine; per questa ragione è anche chiamato “riso dell’Imperatore”. Ad oggi, questa varietà è coltivata anche in Italia, nella Pianura Padana.

Il riso Venere si presenta in piccoli chicchi allungati, dal pericarpio scuro; all’inizio mi sembrava completamente nero, ma in realtà, osservando i chicchi alla luce, si tratta di un viola molto scuro. Presenta un profumo particolare, che personalmente riesco ad apprezzare già da crudo, ma che in realtà diventa molto intenso e speziato durante la cottura.

L’unico neo è costituito proprio da quest’ultima; dal momento che si tratta di un riso integrale, la cottura si protrae per oltre 30 minuti. In commercio esistono anche confezioni, suppongo precotte, in grado di cuocere in molto meno tempo. In linea di massima, però, io tendo a preferire l’attesa dei tempi naturali e non le ho mai provate. Nel caso in cui abbiate progettato una cena e disponiate di poco tempo per spignattare in cucina, suggerisco di cuocerlo e conservarlo, coperto con la pellicola, in frigorifero ed ultimare la cottura in compagnia del condimento poco prima di servire. Questo riso infatti non ha affatto la tendenza a scuocere, ed anzi, si conserva croccante anche se per qualche ragione si prolunga la cottura per un po’ di tempo in più del dovuto.

Il riso Venere, che prende il nome dalla dea dell’amore, nell’antica Cina veniva considerato un alimento con spiccate proprietà afrodisiache. Oltre a questa caratteristica, oggi sappiamo che ha un contenuto nutrizionale piuttosto interessante; il riso Venere, infatti, è ricco di calcio, manganese, zinco e fosforo, oltre che ferro e selenio in quantità nettamente superiore rispetto al riso comune. Inoltre, ha un alto contenuto di antociani e cioè pigmenti naturali presenti in altri alimenti di uso comune (mirtilli, ciliegie, uva, ribes, melanzane e tanti altri) che hanno una funzione antiossidante e anti radicali liberi del tutto naturale; pare che queste sostanze possano essere d’aiuto nel combattere la fragilità capillare, l’invecchiamento e l’ossidazione cellulare, presente anche in alcuni stati infiammatori.

Pare quindi che questo riso non sia soltanto bello da vedersi, non soltanto apprezzato da tanti palati, ma anche “bravo” con il nostro corpo.